la figura dell’infermiere intra ed extraospedaliero è uguale?

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Dopo aver trascorso un bel periodo della mia vita professionale in un servizio di rianimazione mi è venuta una curiosità incolmabile di sapere cosa succedeva nella realtà dell’extra ospedaliero. Cosa succedeva fuori, a quei pazienti che pervenivano nella saletta d’emergenza. Costoro erano stati immobilizzati con dei presidi che io avevo imparato a svincolare, togliere per poterli valutare e trattare, ma non sapevo il motivo del utilizzo di un presidio rispetto ad un altro e neppure come si utilizzavano. L’ unico modo all’epoca, per poter soddisfare il mio interesse, era chiedere trasferimento presso il S.U.E.M. Tempo dopo fui soddisfatto della mia esigenza. Ricordo con molta lucidità il mio primo servizio fatto con l elicottero, che per livrea aveva VREM un’Ecureuil. Un incidente stradale, quattro feriti sparsi tra l’ asfalto ed i fossati posti lateralmente alla strada, la mia prima espressione verbale ve la risparmio, la mimica facciale la diceva lunga. Con due ospedalizzazioni fatte con l’eli e due fatte con l’ ambulanza è il sunto dell’accaduto. Mi resi perfettamente conto di quanto ero limitato nelle conoscenze sull’extraospedaliero, la scuola di infermieri professionali non preparava affatto, attualmente la situazione non è cambiata. La preparazione degli infermieri che si laureano fornita dagli atenei di scienza infermieristica è principalmente di carattere intraospedaliera mentre è carente l’approntamento per la gestione degli eventi sull’extraospedaliero. Viene quindi spontaneo chiedersi se i programmi forniti sono fatti appositamente per fornire figure adeguate per una gestione del paziente in tali strutture. (storia dell’infermiere). Questi infermieri hanno carenze importanti per trattare l’extraospedaliero, se consideriamo la diversità di tali gestioni, sia che si tratta di un evento medico che traumatico con maggiore riferimento a quest’ultimo. Questa figura importante per non dire fondamentale del soccorso, per potersi definire preparato agli eventi deve obbligatoriamente frequentare corsi specifici sia di carattere medico che traumatico, anche se enti competenti al soccorso come i pronti soccorsi degli ospedali dotati di ambulanze o le varie associazioni di ambulanze non richiedono attestati particolari per svolgere tale attività. Linee guida come il PHTLS o il PTC sono importanti per trattare un soggetto traumatizzato, ma se si trascura corsi approfonditi sulle caratteristiche tecniche e sulle metodologie d’uso dei presidi d’immobilizzazione extraospedaliere si riducono le possibilità di recupero dell’infortunato in tempo e qualità di vita. Una buona conoscenza delle peculiarità degli immobilizzatori, la gestione delle masse di cui il nostro corpo è formato, capire perché, come e quando si utilizzano, manualità e precisione della gestione garantiscono un buon intervento, una riduzione del danno secondario ed una tutela legale. Dopo anni che sono attivo nell’emergenza, posso dire che tra le classi professionistiche operanti sul territorio la figura infermieristica ha preso coscienza e sta iniziando a rispondere in modo adeguato, ma non è la sola figura che opera negli interventi ed un buon lavoro d’equipe si fa se i sanitari sono affiatati ed adeguati con le stesse linee guida. Non è solo una questione morale se si è resi responsabili di un danno più o meno irreversibile per negligenza o incuria, è anche penalmente perseguibile. Il nostro operato deve essere a prova non solo di sonno ma anche di giudice. Molta gente navigata delle sale del tribunale, si arricchisce sulle venialità di chi lavora, non poniamo allegramente loro il fianco. Però, dobbiamo essere anche serenamente obiettivi nel chiederci, facciamo di tutto per essere all’avanguardia nel nostro mondo lavorativo? Quanti di questi feriti o deceduti avremmo potuto ridurre il danno secondario o salvarli. Non ci dobbiamo coprire il capo di cenere solo noi, anche le varie amministrazioni sono corresponsabili col piattismo di chi si applica non viene remunerato o riconosciuto come quello che aspetta puntualmente il 27. Ma l’indole del professionista va ben oltre.

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